«FI sleale», «Lega prepotente» Volano pietre nel centrodestra sul caso ETRA

Sandonà: Conte scorretto, a Venezia sostiene Zaia, a Padova spalleggia la sinistra.
L’azzurro: scelta libera dei sindaci. Io traditore? Loro alleati dell’alfaniano Zorzato.

Nervi tesi nel centrodestra, reduce da uno smacco cocente sul versante Etra, la multiutility energetica del bacino del Brenta; a dispetto delle previsioni della vigilia, i 74 sindaci-elettori hanno confermato alla presidenza il dem Andrea Levorato, sostenuto nell’occasione dal presidente centrista della Provincia, Enoch Soranzo, e di Maurizio Conte (già leghista e poi tosiano) consigliere regionale di Forza Italia e – formalmente, almeno – parte della maggioranza che sostiene il governatore Luca Zaia.

«STAVOLTA NON LA PASSERÀ LISCIA» «C’è un problema di coerenza sul quale non intendiamo sorvolare, chi si dichiara di centrodestra non può spalleggiare un esponente del Pd espresso dalla veterosinistra di Bettin, Zanonato e Ruzzante», è la requisitoria che si leva da Campo San Martino per voce di Luciano Sandonà, consigliere in Regione di stretto rito zaiano «un’operazione del genere certifica la condotta sleale della vecchia politica. Il democristiano Soranzo si comporta da nemico viscerale della Lega e va trattato come tale; quanto a Conte, siamo stanchi dei suoi giochetti, stavolta non gliela faremo passare liscia».

«LETTERA DAI TONI INTIMIDATORI» Resta il passo falso di Lega e forzisti; lo stesso Bobo Miatello, sindaco-sceriffo a San Giorgio in Bosco, ha lamentato l’assenza di un regia incisiva ai vertici del Carroccio… «Forse il coordinamento è stato insufficiente, certo è che Levorato ha adottato toni intimidatori verso i sindaci, ventilando addirittura lo scioglimento di Etra e discriminando l’Alta Padovana in sede di rappresentanza ».

DUELLO A SAN MARTINO DI LUPARI Dalle sue vacanze croate, Conte rinvia al mittente le accuse: «Nessun colpo basso, l’errore l’ha commesso chi, con prepotenza, mirava a subordinare la logica amministrativa ai diktat di partito, quasi che i sindaci fossero robot telecomandati a distanza. Io ho semplicemente preso atto di un orientamento istituzionale già maturato. Traditore della causa? Al contrario, resto leghista nell’animo, semmai dovrebbe interrogarsi chi, come Roberto Marcato, ha accettato la convergenza con l’alfaniano Marino Zorzato». L’accenno al compaesano- collega al Ferro-Fini (sono entrambi di San Martino di Lupari) apre il tormentato capitolo azzurro; con Zorzato sulla via del ritorno all’ovile berlusconiano e il competitor di sempre deciso a sbarragli il passo.

L’ASSE CON IL PRESIDENTE SORANZO «Forza Italia deve ritrovare lo spirito di squadra e anteporre la competenza e la conoscenza del territorio ai ruoli», conclude Conte, «ci sono tanti giovani volonterosi, io sono disponibile a trasmettere loro la mia esperienza». Tant’è. Sul versante dem la soddisfazione è evidente: «Abbiamo lavorato all’unità del centrosinistra, che nell’area padovana e bassanese conta il 40%, dialogando poi con esponenti civici quali il presidente Soranzo», commenta Alessandro Bisato, il sindaco di Noventa e segretario del Pd veneto «credo che in tempi nei quali altri si affidano ai tweet, il nostro impegno di raccordo e tessitura tra gli amministratori locali sia stato premiato. Levorato minaccioso e vetero? Macché, è un renziano pragmatico e la sua lettera di richiamo ai sindaci segnalava doverosamente gli obblighi statutari e i contraccolpi negativi per Etra di un’eventuale inadempienza». —

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Filippo Tosato da “Il mattino” del 7 agosto 2018

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Quatro Ciacoe – Crisi di astinenza da careghe

Cari concittadini, come ampiamente previsto, il RE delle giravolte e dei girotondi, il consigliere regionale Maurizio Conte, dopo lungo girovagare, ha finalmente trovato un approdo nel mare burrascoso della politica nostrana in cerca di una CAREGA (quasi) sicura. Forza Italia l’ha accolto nel suo grembo, come del resto ha fatto con tutti gli altri SALTIMBANCHI della politica che in questa legislatura hanno cambiato o fondato decine di partiti di cui nessuno ricorda il nome. A questo punto noi poveri mortali ci dobbiamo porre qualche domanda.

Prima domanda: vale la pena di rinunciare alla propria rettitudine morale e alla propria coerenza in nome della promessa di una qualsiasiCAREGA?

Seconda domanda: non si prova nessun imbarazzo, dopo aver abbandonato SALVINI ad abbandonare anche Tosi che, di fatto, ti ha portato in consiglio regionale? Un minimo di riconoscenza non ci starebbe?

Terza domanda: ci si può fidare di uno che tradisce così disinvoltamente i propri amici, quelli che fino a pochi giorni prima lo sostenevano, lo stimavano e ci andavano a cena?

Quarta domanda: che fine faranno i poveri orfani dei consiglieri comunali che sono in totale crisi d’identità e non sanno più a che partito appartengono? Tutti di Forza Italia?

Quinta domanda: come mai il fedelissimo Gerry Boratto, anima gemella, non ha seguito il capo ed è rimasto con Tosi? Forse perché se avesse fatto anche lui il salto della quaglia avrebbe dovuto rinunciare allo stipendio da molti zeri che prende in regione come segretario del gruppo Tosi? Fedele al detto “intanto porto casa, dopo se ghe ne parlarà………”

Sesta domanda, la più importante. Ma davvero esiste ancora in giro qualcuno disposto a votarlo?

Tante domande in attesa di risposte che probabilmente non avremo, ma di una cosa siamo sicuri: come abbiamo detto spesso, per noi la dignità non è in vendita e non ha prezzo. Se tutti la pensassero come noi e si comportassero di conseguenza, la nostra povera e bistrattata gente avrebbe una minima speranza di intravedere la luce in fondo al tunnel. E, come si dice, la speranza è l’ultima a morire.

A risentirci per una informazione, come sempre puntuale e sagace.

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